GRUPPO GENITORI 2
1 - Crescere: cosa significa
diventare grande?
2 - Che cosa ti
ha aiutato a crescere: esperienze, incontri, letture . . .
3 - Pensi di essere già arrivato?
E se no, cosa manca?
Io credo che le persone diventino grandi un po’
tutti i giorni, in maniera continua e costante in base alle esperienze
che fanno, alle persone che conoscono, a ciò che hanno studiato,
ecc....
Diventare grandi significa assumersi direttamente delle responsabilità,
in prima persona; affrontare i problemi, le difficoltà da
soli senza contare sull’aiuto di altri (es. genitori) o comunque
senza pensare che ci sia sempre qualcuno che risistemerà
le cose per noi. Significa anche essere consapevoli delle proprie
scelte e sentirsi in grado di affrontare eventuali problemi che
queste potrebbero comportare.
Anche le esperienze che si fanno, positive o negative che siano,
ci fanno crescere perchè ci mettono alla prova e ci fanno
capire meglio noi stessi: ciò che siamo in grado di fare,
o meglio, di sopportare.
Molto importanti sono anche i rapporti con gli altri: crescere
significa rendersi conto che noi non siamo ‘’al centro
dell’universo’’, che come noi ci sono tante altre
persone che hanno le nostre stesse esigenze e i nostri stessi problemi.
Io dico sempre ai miei figli che nella vita non esiste niente di
facile, non esiste niente di gratuito e le cose si conquistano impegnandosi
e lavorando. Quando, dopo diverse esperienze, ho capito questo concetto,
ho sentito di essere un po’ cresciuta.
Un’esperienza che sicuramente mi ha fatto crescere è
stata la nascita di un figlio: ho capito subito che si trattava
di una ‘’faccenda’’ seria, che lui dipendeva
completamente da me; io sentivo una responsabilità assoluta
nei suoi confronti, che forse durerà per sempre (credo che
sia così per un genitore, anche quando il figlio è
molto grande).
Questo legame così profondo mi spaventa ancora adesso sebbene
i miei figli siano già abbastanza grandi da non avere più
bisogno di me. Sento di avere dei doveri e delle responsabilità
precise nei loro confronti e a volte questo mi fa sentire meno libera.
La difficoltà che io ho incontrato ogni volta che ho sentito
di ‘’crescere un po’’ è stata in
generale la paura di non essere all’altezza della nuova condizione,
di non essere in grado di sostenere in modo autonomo certe ‘’fatiche’’.
Contemporaneamente c’era forse la nostalgia per quel tempo
in cui si era ragazzi un po’ spensierati, più liberi
e con le idee ancora confuse riguardo alla vita e al suo funzionamento.
E ancora adesso a volte mi chiedo cosa sarebbe meglio: averle confuse,
come allora, o abbastanza chiare come oggi?
SANDRA SAGUATTI
Crescere = aumentare, diventare grande, così dice il vocabolario.
Applicato alla persona, crescere significa "aumentare"
nel fisico, con tutte le trasformazioni e i cambiamenti che l´età
comporta, per i quali cambiamenti bisogna essere pronti, accettarli,
cambiando con essi.
Tutto questo è importante per relazionarci con il nostro
corpo, ma per fare ciò è indispensabile "crescere"
al contempo, nel comportamento, nel carattere, nei sentimenti.
Non esisto solo io: siamo tanti, persone vicine e lontane che con
la loro presenza mi avvertono che "ci sono", perciò
ad esse devo rapportarmi.
Tutto questo però, ha un senso, un motivo di base, di percorso
e di fine: Dio.
Ma la nostra interiorità è un profondissimo scrigno;
gli altri sono miliardi; Dio è infinito: di crescere quindi,
non si finisce mai.
Crescere dunque, significa acquisire, approfondendole, nuove relazioni
con se stessi, con gli altri, con Dio.
Difficoltà che si incontrano? Tante, infinite. Ma non sì
è soli a percorrere il cammino: ci sono tanti aiuti che possono
venire in soccorso insegnando e sostenendo. Primo fra tutti, indiscutibilmente
è la famiglia intesa come vincolo di unione e di amore. Personalmente
ho avuto la grande fortuna di avere genitori uniti nell´amore
e nella fede per cui, con il loro aiuto, ho potuto superare le difficoltà
ed i problemi che inevitabilmente si sono presentati.
Altro aiuto sicuramente può essere dato dagli amici, da un
ambiente sano in cui trascorrere il tempo libero e dalla scuola.
Amici ne ho trovati e pur "allontanati " come spazio dai
fatti della vita, siamo ancora vicini nell´amicizia.
Ambienti sani sì, ma a volte ho dovuto combattere per non
tradire le mie idee.
Dei miei anni scolastici ho un ricordo bello e sereno anche se con
i professori, pur validissimi sotto il profilo didattico, c´era
un rapporto forse un po´ troppo rigido
Ora mi trovo con tutto il mio bagaglio di esperienze, nella veste
di genitore e cerco di "crescere" assieme ai miei figli.
una mamma
1) Cosa vuol dire diventare grandi?
Acquisire progressivamente coscienza di sé stessi
Coscienza dei propri desideri e dei propri bisogni; delle proprie
capacità e dei propri limiti.
Saper poi modulare al meglio capacità e limiti per sviluppare
le proprie potenzialità in una corretta progettualità
tesa a soddisfare i propri bisogni veri ed a realizzare i propri
desideri.
Ma poiché non viviamo isolati come eremiti, ciò non
è di per sé sufficiente per dirsi cresciuti.
La coscienza di sé stessi va arricchita, sviluppata, e fors’anche
“mitigata”, dalla percezione e dalla coscienza degli
altri e dell’ambiente che ci circonda.
Gli altri ci arricchiscono profondamente, poiché rappresentano
il diverso da noi, ma anche, ed esattamente per lo stesso motivo,
ci possono limitare.
Ciò che vale per le persone può anche valere per
le cose. Specialmente in un mondo dove le risorse sono sempre più
“finite”, si deve imparare ad usare le cose per ciò
che sono, cioè un mezzo e non un fine (come sempre più
spesso purtroppo accade).
La continua ricerca di equilibrio (equilibrio in sé stessi,
fra sé e gli altri ed, assieme agli altri, con l’ambiente
che ci circonda) sembra quindi essere l’essenza del diventare
grandi.
E poiché l’equilibrio perfetto non esiste, questo è
un processo che non termina mai, se non al termine della vita (solo
in quel momento si trova un “equilibrio definitivo”).
Diventare grandi non è appannaggio dei giovani, come qualcuno
potrebbe esser portato a credere, ma di tutti e sempre.
Io, per esempio, non sono ancora diventato grande.
2) Quale è stata l’esperienza (incontro, lettura) che
ti ha fatto crescere, mutare.
3) Quali le difficoltà e come le hai superate?
Stante l’assunto, non esiste una causa specifica od un momento
particolare ed unico che ti fa crescere improvvisamente. Ci sono
tanti episodi, tante situazioni (buone e cattive) che, se correttamente
vissuti ed interpretati, contribuiscono a quel processo senza fine
che è la crescita.
Pur tuttavia, nella vita di ciascuno di noi ci sono momenti topici
in cui il processo di crescita fa dei balzi improvvisi ed importanti,
dopo i quali si percepisce chiaramente che qualcosa è profondamente
cambiato e che il tuo atteggiamento nei confronti di te stesso,
degli altri non sarà più quello di prima.
Bene, uno dei più significativi di questi episodi l’ho
vissuto appena dopo i vent’anni.
Studiavo all’università ed oltre a questo ero parte
di un gruppo teatrale che oltre all’attività di drammaturgia
propriamente detta, elaborava e gestiva attività di animazione
teatrale nelle scuole elementari e nei centri estivi di vacanza.
Dopo un anno di attività svolta nella “comoda”
posizione di membro delle équipe di animazione (alla quale
pur davo tutto il mio serio contributo di idee e lavoro), mi trovai
ad avere la diretta responsabilità della elaborazione e realizzazione
di un intervento di animazione e la conduzione di un gruppo di lavoro
per un intero mese in un centro estivo di vacanza.
Il fatto di essere il responsabile del gruppo, e di conseguenza
il diretto referente della istituzione nella quale operavamo, mi
tolse da quella situazione di “comodità” in cui
avevo sempre operato.
Non nego che la prima reazione a tale prospettiva fu quella di rinunciare
alla responsabilità.
Poi, vuoi per ragionata coscienza dei vincoli che la situazione
ci imponeva e degli impegni che avevamo assunto, vuoi per “amor
proprio”, cioè per un sano orgoglio personale, decisi
di affrontare la sfida e, naturalmente, di vincerla.
Ciò mi costrinse a meglio studiare i fondamenti teorici e
scientifici di ciò che stavo andando a fare.
Al fine di gestire al meglio la indispensabile negoziazione fra
le parti attive del progetto e di creare il consenso necessario
per la sua realizzazione.
A definire con cura una strategia di azione ed ad accuratamente
progettare l’intervento stesso.
Infine, a mettere il doppio dell’impegno nella esecuzione
quotidiana dell’intervento e del suo coordinamento.
Bene. Per farla breve, l’intervento fu un vero successo.
I ragazzi parteciparono con grande entusiasmo. Le insegnanti ed
il personale interno furono grandemente soddisfatte. Gli amici e
membri del gruppo di lavoro aggiunsero alla personale loro soddisfazione
il divertimento di ciò che avevamo fatto.
Per consolidare e condividere l’esperienza, riassunsi idee,
progetto, fasi esecutive, contributi dei partecipanti e documentazione
fotografica e dei lavori svolti in un libretto che divenne poi una
sorta di “case history” da noi e dalla istituzione educativa
utilizzata per le attività didattiche.
Va da sé che la successione di Difficoltà ?Paura?
Determinazione? Impegno ? Supporto richiesto ed ottenuto ? Divertimento
? Successo? Soddisfazione è alla base di quel balzo di cui
parlavo prima.
Quella esperienza mi ha profondamente arricchito, contribuendo
grandemente a far crescere la consapevolezza delle mie capacità
e possibilità, e quindi a darmi sicurezza come persona e
maggiore serenità nelle relazioni con gli altri.
Paolo Rubinacci - 4 maggio 2003
Parole chiave per diventare grandi: autostima e assunzione di
responsabilità
Le maggiori difficoltà nel crescere nascono dalla percezione
di sé come inadeguata, incapace a soddisfare le aspettative
del mondo degli "adulti".
E’ importante per superare le difficoltà sviluppare
competenze, autonomia e responsabilità: una spinta insomma
al processo di edificazione di un ’identità positiva
e soddisfacente.
Oltretutto nel periodo della crescita inizia ad essere importante
tutto ciò che si colloca all’esterno della famiglia,
essendo un mondo che affascina ed attrae sempre di più. Il
gruppo risulta così un luogo in cui viversi, sentirsi e riconoscersi.
Paolo Cassanelli
Crescere: cosa vuol dire per te diventare grande? Qual è
stata un’esperienza che ti ha aiutato a crescere? Quali sono
state le difficoltà per crescere e come si possono superare?
Diventare grande è un’impresa difficile: significa
scoprire quali siano le proprie attitudini e soprattutto saperle
mettere in atto, cioè esprimere con responsabilità
e realismo le proprie capacità.
Entrare nel mondo del lavoro all’età di soli 16 anni
è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere rapidamente.
Le difficoltà incontrate, come per esempio “il cavarsela
da soli”, sono riuscito a superarle scoprendo in me stesso
la forza della volontà.
Vanni Ziosi
Diventare grande, per me, vuole dire essere consapevole di dover
rispondere delle proprie azioni e dei propri giudizi, nonché
rendersi conto che non bastano gli interessi ed i desideri per realizzare
i propri sogni; occorre invece fare i conti con le proprie capacità
e con le difficoltà della vita.
Non c’è una esperienza particolare che mi abbia aiutato
a crescere; tanti fatti, apparentemente banali, sono stati importanti
e determinanti per le mie successive scelte.
Sono riuscito a superere le delusioni e le sofferenze incontrate
nel corso della vita con la speranza in un futuro migliore.
Valeria Lucchi
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