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Avvenire del 29-12-07, nella rubrica "Il direttore risonde", tenuta dal direttore Dino Boffo, cita in modfo positivo il nostro sito Orarel.com :

"Basta sfogliare le pagine del bel sito internet www.orarel.com per rendersi conto di quale forziere di conoscenze e di educazione può essere l’Irc".

Grazie al Direttore. Qui sotto il testo integrale.

L’ora di religione, una risorsa per tutti

Caro Direttore, vorrei esprimere il mio pensiero sul fenomeno dell’abbandono progressivo dell’ora di religione da parte di molti studenti italiani. Insegno tale disciplina da anni nella scuola primaria. Ai miei alunni dico sempre che essa è la più importante di tutte, perché risponde alle loro richieste fondamentali, a quella ricerca di 'senso' di cui le altre discipline non si fanno carico. Studiare la religione cattolica significa dare un significato profondo a tutto quello che viviamo. Significa stare a casa da scuola nel giorno del santo patrono Donnino, per esempio, e sapere perché; significa stare in vacanza per due settimane a Natale e sapere che tutto ciò è fare festa a Dio che oggi, come ieri, viene ancora a bussare alla porta del nostro cuore, nei panni di un umile Bambino. Studiare la religione significa passeggiare per le strade della tua città, trovarti improvvisamente davanti alle mura maestose della cattedrale e sapere perché c’è, quell’edificio; significa viaggiare in lungo e in largo per ogni paesino d’Italia o d’Europa e notare che ovunque tu puoi trovare una pieve, una chiesa, una basilica... e, anche lì, conoscerne la ragione. In fondo, studiare religione significa non eliminare le nostre radici: quelle famose radici cristiane che ci mantengono vivi, senza le quali la nostra Europa è destinata a perire. Ai miei alunni dico spesso che se io improvvisamente perdessi la memoria, non saprei più chi sono, cosa ci sto a fare in questo mondo, dove sto andando, chi sono quelli intorno a me. Ebbene, se noi eliminassimo lo studio dell’Irc, è come se togliessimo la memoria al nostro Paese e perciò è come se lo lasciassimo in balìa dei venti, delle mode, del pensiero dominante del momento!
Senza memoria non può esserci futuro.

Antonella Cremaschi, Fidenza (Pr)

Le sue osservazioni, cara Antonella, non fanno una grinza. Salvaguardare l’ora di religione , tutelarne lo spazio nei programmi curricolari della scuola, e soprattutto spiegarne a studenti e genitori l’importanza, non significa condurre una battaglia di retroguardia o difendere presunti privilegi della Chiesa ma battersi – come lei ha ben capito – per far sì che la memoria di una civiltà non vada dissipata.

Nella storia dell’Occidente (comprendendo con questa nozione sia l’Europa sia le Americhe) le religioni cristiane (cattolica, ortodossa, riformata) sono state il lievito della cultura e della società. Nei confronti degli altri saperi – filosofico, morale, scientifico, artistico – la fede ha svolto infatti il ruolo di patrona, di madre delle altre discipline, come ha fatto l’architettura sacra nei riguardi della scultura, della pittura e della musica, quando tutto trovava un proprio posto e ordine nella cattedrale. Non per nulla l’università, poi divenuta il motore della ricerca e dell’industria moderne, è un’«invenzione» dell’Europa medievale cristiana: e il suo etimo (da «universus», tutto, intero) rende bene l’idea di una convergenza di tutto verso un «unum» che comprende in sé e preserva ogni cosa. Una similitudine molto interessante, perché lo stesso concetto possiamo usare per la religione cattolica che è, storicamente, il tessuto fondativo e connettivo della multiforme diversità del presente: alla sua luce possiamo leggere la storia, il diritto, l’arte, i costumi e le tradizioni che fanno – nel nostro caso – l’identità italiana.

Resta il fatto incontestabile che ormai da diverse generazioni l’ora di religione è un’occasione unica, a scuola, per parlare, confrontarsi, discutere, educare su tematiche di primo piano concernenti la persona e il giovane, tematiche che però restano escluse dai programmi ministeriali: il dubbio e la speranza, il valore della vita, l’esistenza, l’amore, il sesso, la famiglia, gli altri. Insomma un’«ora » che non può né deve sostituire o surrogare il catechismo, l’istruzione religiosa, dottrinale e sacramentale vera e propria liberamente scelta dalle famiglie, ma che può essere (ed è) una preziosa risorsa di formazione per credenti e non credenti, ottemperando in questo pienamente a quanto prevede lo spirito del servizio scolastico.

Basta sfogliare le pagine del bel sito internet www.orarel.com per rendersi conto di quale forziere di conoscenze e di educazione può essere l’Irc, grazie anche alla dedizione di tanti docenti che, come lei, spendono nel proprio lavoro responsabilità e passione, e ai quali va la nostra riconoscenza.

Dino Boffo, direttore di Avvenire