Terza B

Confrontando la canzone di Ligabue e il dialogo del bambino mi ritrovo più nel testo di "Hai un momento Dio", soprattutto nella frase "ci dovrà essere un motivo, o no? Perché?". Questa è una domanda che io mi pongo spesso in relazione alle cose che mi accadono, soprattutto come reazione in risposta a quelle negative, visto che di solito quando ci capita qualcosa di bello, si è sempre troppo occupati ad essere felici e non si trova mai il tempo di ringraziare o cercare un perché, ci sembra quasi una cosa normale, che ci sia in qualche modo dovuta. Ogni volta che mi succede qualcosa che mi sconvolge, qualcosa di doloroso, non riesco a non chiedermi "perché?"…

Credendo in Dio e tutto il resto penso sempre che ci sia davvero un motivo che noi non riusciamo a capire e quindi di conseguenza non accettiamo la cosa. Certe volte mi sembra di peccare di presunzione perché pretendo di capire cose troppo grandi per noi come la morte di un amico o di un parente ma credo sia normale porsi delle domande anche perché, altrimenti, si vivrebbe troppo passivamente, senza lasciarsi toccare più di tanto dalle cose che accadono intorno a noi. Alla fine però tutto gira intorno alla stessa questione: le domande ci sono, e le risposte? Quelle no!

E allora il problema non è più cercare delle risposte ma è come reagire a quello che ti accade sapendo che non ti renderai mai totalmente conto del perché è successo. Io sono un po' indecisa: rassegnarsi o perseverare? Sì, se mi rassegnassi sarebbe molto più facile, piano piano arriverei all'accettazione del fatto ma una parte di me non vuole accettarlo, non vuole e basta. Se anche perseverassi col voler capire, sapendo bene che non ci riuscirei, sarebbe quasi un temporeggiare, un dover rimandare ciò che non voglio: l'accettazione della cosa. Quale delle due vie sia giusta o sbagliata non lo so e non so neanche se si possano ritenere giuste o sbagliate, adesso mi trovo in una situazione che considero soprattutto UMANA…

Penso che alla fine mi comporterò nel modo che più di tutti odio: non ci penserò, o almeno tenterò di non pensarci. Mi fa schifo, mi fa veramente schifo uscire così da una brutta situazione ma diversamente non saprei che fare… Penso che questa riflessione sia stata molto condizionata dal mio umore attuale che non è assolutamente dei migliori infatti in tanti altri momenti le cose le vedo diversamente, non così nere. Adesso ho dato una lettura di un aspetto della vita vista da una sedicenne triste che non ha voglia di reagire, normalmente non sono così, di solito è tutto molto più colorato nella mia mente, comunque quello che penso l'ho scritto, spero che voi abbiate le idee un po' più chiare rispetto a me che in quanto a confusione sono veramente il massimo!

Rita Borsari


Hai un momento, Dio?

Chissà se non rispondi solo per mancanza di tempo, se non rispondi perché non ti va, se sono io che non ti capisco o se non c'è nessuno che debba rispondere… Dio… cos'è, in definitiva?
Se qualcuno lo sa (o crede di saperlo), me lo dica, perché io non ne sono tanto sicura. Perlomeno non ne sono più sicura. La confortevole immagine del vecchietto con la barba, passatami a poco a poco durante l'infanzia, è svanita, per vari motivi, e fatico a trovarne una nuova.
L'unica certezza è che ho bisogno di credere: la vita è spesso troppo complicata per farcela da soli, e sapersi amati da qualcuno che può tutto è confortevole.

Va bene, credo… ma in cosa? Nel Dio degli ebrei, autoritario e spietato, il "Signore degli Eserciti"? Nel "Padre" dei cristiani? O nel "misericordioso Allah"? o forse in un altro dio, entità ibrida, prodotto dalla mia mente e dalle sue necessità? Ma allora, se io proietto le mie necessità a formare un dio a loro immagine e somiglianza, forse anche le grandi religioni sono proiezione a immagine e somiglianza delle necessità collettive dei loro fondatori.
E l'entità, qualsiasi sia la sua natura, che chiamiamo Dio, o dio, dunque esiste di per sé o come conseguenza del nostro bisogno della sua presenza?
Ma esiste… ed è questo che conta. Abbiamo bisogno di crederlo, e quindi lo crediamo. Non perché vivere, ma vivere.
Dopotutto, mi dicono, in questi casi, quando si comincia a dubitare di tutto, bisogna avere fede, fiducia, accontentarsi di quello che è scritto: prima o poi il momentaccio passerà. Cercare di andare oltre significa inevitabilmente scontrarsi con dubbi e domande grandi, tremendi, tanto più grandi di noi da risultare insolvibili.
"Quanto è grande l'universo?"
"Quando è nato Dio?"
Domande che ogni bambino ha fatto, ottenendo come risposta qualche giro di parole, e, se richieste spiegazioni migliori, l'inevitabile "Ora non puoi capire… quando sarai grande, forse…".
Ma una mente di bambino, curiosa di tutto, come può accettare di non capire il concetto di infinito?
Nessuno può capirlo, ok, ma accettare di capirlo, forse, col tempo. Dimenticarsene, conviverci senza mettersi troppi problemi insolvibili [io non ce la faccio, voglio capire…].
Chi ha compreso il significato di infinito, la grandezza di Dio e l'invisibile ordine del cosmo… i santi, i filosofi illuminati o i pazzi. Che il passo tra questi non sia poi tanto lungo?

Abbiate fede… una fede incondizionata, una fede che possa smuovere le montagne. Ma attenzione alle domande, sono pericolose, le domande, possono addirittura farle crollare, le montagne. O rinforzarle, chissà… ma perché rischiare?
Fare troppe domande può essere pericoloso, soprattutto se colui al quale le rivolgo non ha la risposta: si irrita, e nel migliore dei casi mi risponde con qualche stupidata, per poi biascicare qualcosa tipo "questi impertinenti giovani d'oggi!"
Si rischia anche di sembrare noiosi… e forse lo si è, in questa società nella quale le grandi domande sono tabù… ma il bisogno di sapere, di avere risposte chiare, di dialogare alla pari con tutti, vagabondi e professori universitari, e non avere il coraggio di farlo? "Abbi fede"… "le risposte le avrai, a tempo debito" … sì, ma quando?
Quando?
C'è qualcuno che mi ascolta, o sono completamente sola?

"ma tu sei lì per non rispondere… o io non ti sento, com'è?
Perché… nemmeno una risposta ai miei perché…"

Sono tante le cose che vorrei dire, chiedere… chi sono io? Dove finisce quello che mi hanno insegnato a essere, e dove inizia quello che sono? Ma andrei fuori tema… e non sia mai!

Lenzi Barbara



La canzone di Ligabue esprime dei dubbi, che credo, ogni persona si ponga. Alla fine si tratta di credere o non credere; io personalmente questa domanda me la sono posta spesso, ma con una indagine razionale non sono giunta granchè in là. A questo punto mi sono detta: "possibile che io sia l'unica indecisa su questo pianeta?" ovviamente no, allora ho cominciato a sbirciare i rapporti che avevano le persone che mi stavano vicino, con la fede.

Ho invidiato la tranquillità, la sicurezza, la certezza di quelle persone: hanno una forza incredibile ed emanano una sensazione di bene. Nell'osservare in particolare le mie amiche ho però riscontrato che sono tutte di famiglia molto credente, che vanno sempre a messa. Ho pensato che allora la fede di una persona dipende da dove nasce e che è inutile quindi cercare una verità: se fossi nata a Islamabad probabilmente ora sarei anche pronta a morire per un credo, o più semplicemente se fossi nata in una famiglia religiosissima ora non avrei dubbi.

Qui la mia ricerca si interruppe senza alcun risultato e con un senso di rabbia e insoddisfazione. E a questo punto mi è giunto un aiuto esterno: una mia grande amica, credente fino all'osso come pure la famiglia, mi ha proposto di partecipare al triduo della casa della carità. Visto che era sotto pasqua e il mio senso di indagazione religiosa si era rimesso in moto, accettai. Eravamo sei ragazze in tutto, compresa la nostra catechista. Devo dire che spesso quando c'erano iniziative della parrocchia, io mi sentivo spesso spaesata; non sono molto praticante, per questo ero a disagio, sentendomi estranea all'ambiente e non solo per quanto riguarda la attività che si era in procinto di svolgere, ma proprio per lo spirito con la quale la si affronta. Ebbene là, alla casa della carità, questo muro che percepivi fra me e le mie compagne, si è infranto. Nello stare insieme agli ospiti, aiutarli, fargli compagnia, viverci assieme, insomma, per tre giorni ho visto come vivevano, e quale fosse lo spirito che anima quella comunità "retta", se così si può dire, da due suore.

Ho capito cosa vuol dire la religione per quelle persone, il risultato della loro fede. Esse sono aiutate, non si sentono sole: vi è un clima di famigliarità e unione incredibile e mi sono resa conto che Dio lo si trova nelle sue opere, nelle persone accanto. Ho visto il bene che portano a tutte quelle persone e che inconsapevolmente ho portato anch'io. Sono giunta alla conclusione che Dio ha sempre cercato di parlarmi, stava a me tendere l'orecchio. Non credo che si possa arrivare ad una verità del genere da soli. Il messaggio di Dio in fondo lo porta ogni credente dentro di sé, perché quindi non leggerlo negli altri e farsi aiutare?

Giulia Marchesini


VERIFICA DI RELIGIONE!!!!!

Possiamo porci tante domande nella vita e nn sempre vicino a noi c'è qualcuno in grado di risponderci . Spesso bisogna darsi da fare , viaggiare, cercarle in biblioteca o su internet per arrivare a qualcosa, ma molto più frequentemente anche impegnandosi nn si arriva a niente .Cosi secondo me anche nella ricerca di Dio ,di risposte da Lui ,ci si deve ingegnare il più possibile nel vederlo nelle cose e nelle persone che ci circondano ,nella natura e nelle belle o brutte situazioni della vita . Sapendo sempre , però, che sarà difficile ottenere risposte certe e sicure, sapendo che in fondo ci resterà "il solito dubbio ", che però, imparando a gustare il fatto di credere a Qualcuno di più grande di noi, in modo profondo e appassionato, senza prove schiaccianti, dovrebbe lasciare il posto ad un senso di appagamento ,di pienezza , di consolazione….. di salvezza. Infatti (come mi è stato detto ) "la sapienza più grande è la coscienza che la conoscenza trascende la mente umana"(la frase dovrebbe essere più o meno cosi e se nn mi sbagli dovrebbe essere di un teologo/filosofo ma nn ricordo di preciso chi.

L'unico punto allarmante di questo discorso è quel "dovrebbe" : molte persone infatti non si accontentano , probabilmente sentono di dover avere più sicurezze in materia ,più sicurezze date da prove schiaccianti. In effetti la mentalità scientifica che si è affermata in questi tempi porta a non credere in cose che non siano "scientificamente dimostrabili" , il che è abbastanza improbabile per quanto riguarda Dio. Quindi per almeno questo punto , scienza e religione non mi sembrano molto conciliabili, in quanto bisognerebbe cambiare radicalmente uno dei due punti chiave delle due, (credere , ed essere appagati da ciò , senza prove tangibili e credere esclusivamente a fatti rigorosamente riproducibili in laboratorio o raggiungibili tramite calcoli rigorosi e ripetibili ). Questo è dato anche dal fatto che più la scienza umana scopre nuove informazioni, più tenta di slegarsi e distaccarsi dalla religione , cercando, tra le altre cose , di dimostrare che Dio non c'entra più di tanto…..
D'altra parte quando si pensa alla "perfezione" raggiunta dal corpo umano , all'universo e alla natura si fanno ben altre considerazioni…

g.m.



"Beati quelli che pur non avendo visto crederanno.."

Ma come si fa a credere in qualcosa che non vediamo? Siamo abituati a credere a ciò di cui abbiamo le prove e non siamo abituati a fidarci. E chi l'ha detto che se sentiamo delle risposte alle domande che facciamo in preghiera non siamo SEMPRE NOI che cerchiamo di risponderci? E' un dialogo da soli? Allora a che cosa serve? Però se qualcuno sostiene che pregare è importante servirà a qualcosa..

Forse dobbiamo fare un salto di qualità:
Quando sei bambino ripeti l'Ave Maria, il Padre Nostro o il Gloria (perché è più corto..)a memoria; crescendo ti accorgi che non bastano più, vuoi conoscere chi è quel SIGNORE lassù e se esiste veramente o è come Babbo Natale che da piccolo ti convincono che esista ma poi scopri che è solo un gioco.

L'opinione di molte persone è proprio questa, cioè che Dio sia un punto di riferimento per farsi coraggio nei momenti di difficoltà, per ringraziarlo nei momenti di felicità e per avere una ragione di vita. Penso che sia troppo facile comportarsi così: Dobbiamo imparare a ringraziarlo nei momenti di difficoltà e prenderlo come punto di riferimento in quelli di felicità perché ci dia il coraggio per aiutare chi vorrebbe essere felice come noi!
Una tra le migliaia di domande a cui non so dare risposta è questa: Perché continuo a credere in Dio anche se vedo la gente che bestemmia, o comunque non crede, che è felice, ha le idee chiare e..anche anche la domenica mattina libera?! Forse sono io la stupida che si mette dei problemi: voglio dire: Scelgo di essere cattolica, faccio un sacco di confusione e spesso ci sto male perché non capisco….ma allora?!?!

Ne ho parlato con alcune persone e mi hanno fatto notare che forse non sono tutti poi così felici, sarà un tipo di felicità ma può essere apparente..
Una cosa che mi ha fatto riflettere molto è stato quando alcuni amici mi hanno detto: "Ah, con la Chiesa di qua, Chiesa di là voi non siete liberi di scegliere, siete costretti ad andare a messa, a catechismo…"

Io penso che Dio ci abbia lasciati liberi e se io volessi non ci metterei molto ad allontanarmi da lui ma almeno io POSSO SCEGLIERE. Chi non crede, non conosce Dio e non può essere libero perché è costretto dall'abitudine a non credere. Va bene che non è il massimo alzarsi presto la domenica per andare in Chiesa o comunque "perdere" addirittura un'ora all'interno di quell'ammasso di mattoni con qualche decorazione, qualche crocina e candelina qua e là… ma forse una Chiesa non è solo questo.. c'è qualcosa o meglio Qualcuno in più..
Qualcuno a cui dobbiamo tutto.. E' bello pensare che qualunque cosa noi possiamo donare a Dio non può essere più grande di quella che lui ha donato a ciascuno di noi, quindi non possiamo DONARE ma al massimo RESTITUIRE: Qual è la cosa maggiore che possiamo donare? Direi..La vita!!…Ma chi ce l'ha donata?..Lui…

PELE


In questo periodo tutti chiedono un perché per ogni cosa, e non riescono ad aspettare pensando di essere gli unici ad avere bisogno. Si pretendono risposte certe e non si ha un minimo di fiducia. Nella canzone Ligabue chiede con insistenza di essere ascoltato ma forse non si rende conto, come molte altre persone ,che per ascoltare una persona bisogna soprattutto avere la volontà di farlo; infatti il Signore ci lancia tantissimi segni che noi non sappiamo cogliere o ci parla ma noi ,troppo occupati dai fatti nostri, non ascoltiamo mentre appena abbiamo un minimo bisogno pretendiamo di essere ascoltati.
E non si pensa che magari in una persona "piccola" che ci sia di fianco ci possa essere il Signore, o che servendo le persone più piccole si possa servire il Signore ,o parlando con loro si possa avere un dialogo con Lui ,noi abbiamo bisogno di vederlo davanti a noi che Sia attento solo a noi e non consideri le altre persone.

Soprattutto da Dio si vogliono risposte certe (che venga al bar per risolvere i nostri problemi o che ci presti il suo gilè),oppure che abbia un dialogo con noi come se fosse il nostro migliore amico, ma penso che non ci sia un solo modo per parlare con Dio ma la cosa importante è avere fede in Lui e fiducia in una Sua risposta.
Spesso queste domande vengono poste da bambini che, pur recitando le preghiere canoniche, non riescono a percepire la risposta di Dio ;e si pensa che crescendo si riesca a trovare una risposta ma spesso queste domande ritornano e ,a mio parere ,si riescono a superare accrescendo la fede.
Nell'accrescere la fede ci possono essere momenti di grande sconforto ma ,soprattutto in questi, Dio ci è vicino.
Spesso si pensa che la fede sia una cosa di routine mentre io penso sia una cosa molto difficile quasi un seme che ci è
stato affidato per farlo crescere, ma in questo siamo guidati da qualcuno che ci tiene per mano del quale ,però, noi ci dobbiamo fidare "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno".

"Beati quelli che pur non avendo visto crederanno". (Giovanni 20-29):
Questo dice Gesù a Pietro incredulo, chi forse potrebbe rappresentare tutti quelli che non credono, quando appare.
Mentre in questo periodo si tende a credere solo a ciò che si vede, che si può toccare con mano e che, se interrogato, dia una risposta immediata e soddisfacente.
Un esempio può essere la canzone di Ligabue "Hai un momento Dio?", nella quale il cantante rivolge a Dio varie domande:Chiede soprattutto di essere ascoltato il prima possibile, quasi si sentisse l'unica persona ad avere bisogno, e vari perché.
La canzone ha il tono di un dialogo con un amico incontrato al bar, al quale puoi dire tutto e che ha sempre la risposta giusta e , almeno in parte, penso che questa immagine sia errata. Secondo me, infatti, Dio può sicuramente essere visto come un amico sempre pronto ad ascoltarti, questo dipende anche da noi, ma Dio non ti mette la risposta davanti , ti aiuta a scoprirla. Anche se può sembrare una frase fatta le risposte si trovano nella preghiera , in primo luogo, e nel servizio alle altre persone; infatti Gesù dice "Chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve"(Luca 22-27).
Nella canzone Ligabue parla più volte di un gilè che indossa Dio e chiede si dovrebbe indossare; con questo esempio, a mio parere, l'autore vuole mettere in luce questo desiderio che molte persone hanno di sentire la presenza di Dio con mezzi materiale, quasi fosse una loro proprietà privata.

Dalla canzone si intuisce un altro problema di alcune persone, infatti sembra che l'autore pensi la canzone in un momento di bisogno, pretende di essere ascoltato e di risolvere i suoi problemi; lo stesso fanno molte persone:pregano solo nei momenti di bisogno e se non riescono a capire la risposta pensano che sia Dio che non risponde.

Raimondi


Leggendo la canzone di Ligabue "Hai un momento Dio?" si colgono delle domande "insistenti" rivolte a Dio. Alcune di queste domande me le sono poste anch'io a volte come "perché" e "ho qualche cosa in cui credere?". Me le sono poste perché a volte dubitavo della fede, forse. Forse da quando è morto Pallino. O forse da prima. Non lo so bene ma so solo che da quando è morto spesso mi chiedo "perché?". Perché proprio a lui, perché adesso, perché così. Non abbiamo neanche avuto il tempo di salutarlo.. ma poi arriva la rabbia: "nemmeno una risposta ai miei perché!". Poi però ci ripenso, mi pongo delle altre domande e capisco che non devo dire così, non mi posso arrabbiare perché le risposte le devo cercare io anche se forse non ci sono risposte a quelle domande. Le devo cercare io dovunque e con i miei amici, quelli che sanno cosa provo perché anche loro lo provano, quelli che sanno cosa cerco perché anche loro lo cercano. Mi sembra normale porsi delle domande, ma non pretendere delle risposte perché non sempre esistono.

Molti dicono: "se ci fosse davvero un Dio farebbe finire tutte le guerre o la fame nel mondo". Non sono d'accordo. La sofferenza, il dolore, le pene fanno parte della vita così come ne fanno parte la gioia e la felicità. Non credo che Dio ci abbia dato il dolore, ma ci ha dato la VITA con tutti i suoi pro e contro. Se poi al dolore ci aggiungiamo la speranza che ti può dare la fede, allora quel dolore può diminuire…forse.

Forse sto andando fuori tema però mi capita a volte di non sapere più in cosa credo ma non mi sembra di essere così importante da meritare una risposta subito, come invece dice Ligabue: "lo so che fila c'è, ma tu hai un attimo per me?. Magari l'ho interpretata male questa frase, magari non c'era presunzione, però penso che le parole nn siano da pretendere da Dio ma da cercare con lui. Ligabue dice anche "ma tu sei lì per non rispondere" e poi più avanti "o io non ti sento". La prima frase riassume quello che ho detto, cioè che le risposte sono da cercare con lui, la seconda pone un'altra questione: il fatto di non sentire Dio, di non poter cogliere le sue risposte. Su quest'ultimo punto non saprei bene cosa dire anche se forse quello che ho detto prima ha spiegato anche questo punto.

Non so, certe volte mi sembra di non sapere più nulla, forse davvero non so più nulla, forse non ho mai saputo nulla e credevo di sapere. Non so, adesso l'unica cosa che desidero veramente sarebbe di poter rivedere Pallino, di vederlo tornare e, dato che sono sicura che tornerà, spero che torni prestissimo… Forse sto divagando, forse. Forse sono troppo insicura, forse non so più cosa voglio… Va be', meglio concludere qui… CIAOOO!!!

TOMMASINI SERENA


Credo che nella canzone di Ligabue, così come nel dialogo tra il bambino e la madre, ci siano degli interrogativi molto forti nei quali mi ritrovo completamente. Sebbene non mi fermi molto spesso a pregare o riflettere, quelle volte che succede, anche io mi domando se credere in Gesù ha un senso oppure no. Mi sento un po' come Tommaso, il quale se non avesse toccato le cicatrici di Gesù, non avrebbe creduto che l'uomo che aveva davanti fosse realmente lui. Non riesco a credere fino in fondo se non ho qualcosa di concreto, ma mi "adeguo". Credo che anche Ligabue sia "credente": crede in un qualcosa che non gli da risposta, che non lo ascolta.

Ed è per questo che è assalito dal dubbio se Dio c'è o no e, come tutti, vorrebbe avere una prova concreta. Si può notare questa ricerca della concretezza, quando dice: ".. e indossi un gran bel gilet.." e alla fine, gli chiede "Perché non mi fai fare almeno un giro col tuo bel gilet?": sembra quasi che Ligabue, sapendo che Gesù indossa un gilet, lo voglia "provare" e indossare, per poter avere un qualcosa che possa appunto essere toccato con mano e che indichi la sua presenza.

Anche io, forse troppe volte, mi chiedo: "Ma se esiste veramente qualcuno, perché ogni volta che gli viene chiesto qualcosa, non si realizza mai? Perché se questo Dio ha, come credo, delle idee di pace e di tolleranza, non fa smettere le guerre e rende tutti più "positivi"?".
Credo che le uniche persone alle quali Dio appaia in un qualche modo, siano solo quelle che soffrono veramente, quelle che lo pregano tante ore al giorno e che hanno pregato per tutta una vita.

Ma allora, se vuole che qualcuno gli creda, perché non decide di "apparire" senza questo tipo di clausole (molta preghiera e sofferenze)?

Per tornare alla canzone, quando Ligabue dice: "Quanto mi costa una risposta da te?" penso (come ho spiegato sopra) che il prezzo da pagare per avere qualche risposta, sia molto alto e destinato a poche persone…oppure, supponendo che esista veramente un Dio, per vederlo, bisogna aspettare il proprio turno per il viaggio di sola andata terra-paradiso…anche se poi, dopo averlo visto (sempre se in paradiso si veda), non si sarebbe comunque contenti, perché non si potrebbe dire a nessuno che un ipotetico Dio esiste realmente….

Francesca Vitalone


Filza prof. Non ci può schiaffare un lavoro del genere il lunedì alla prima ora! Fino a quaranta minuti fa ero tra le braccia di morfeo… tuttavia non ho voglia di fare il ribelle e quindi proverò a metter giù qualcosa. Dunque il testo ci propone una canzone di Ligabue, una specie di monologo riferito a Dio, o chi per lui. Egli si pone tante domande e le rivolge a Dio il quale, però, non risponde. Non risponde?! Semplice: lassù c'è molta fila, è difficile che trovi un attimo per te. Ligabue sembra avere una crisi spirituale, cioè evidentemente crede in qualcosa di sovrumano, responsabile di tutto, eppure non sa più in cosa credere, non ha nessuno che risponde ai suoi perché. "Ma tu sei qui per non rispondere", cosi Ligabue motiva il silenzio. Bè il Liga non è certo l'unico a mettersi questi problemi. Direi che un po' a tutti prima o poi viene il cruccio: ma c'è Dio? Perché non mi risponde? Perché, se mi vuole bene, non mi aiuta nei compiti in classe?

I filosofi si dannano l'anima per cercare una risposta universalmente accettabile. La gente più semplice risponde e basta.. C'è chi crede perché ha fede, chi crede perché ha paura di pensare che ha sempre creduto in qualcosa che non esiste, chi manda tutti al diavolo e viva senza dei e chi magari si rivolge ad un'altra religione, un po' più semplice. In questi casi l'aiuto divino è praticamente nullo: non ti dà consigli, non cerca di convincerti, ti lascia libero di pensare e decidere. Forse è meglio così: cosa saremmo senza la libertà di pensiero, quello interiore? Però così il problema rimane. E come fare allora? Che ne so io, son mica Mandrake!

Queste cose vanno affrontate da soli, secondo me, perché soltanto cosi si riesce ad avere un equilibrio di pensieri, un'assenza di pregiudizi e timori. Voglio dire che nessuno, credo, ha paura di parlare con sé stesso. In due è più difficile, bisogna fidarsi totalmente dell'altra persona e questa allo stesso tempo deve essere piuttosto "ferrata" in questo genere di cose. Comunque ognuno fa come gli pare.

Rodolfo Zambelli


 

 

Terza C

Lettera a Ligabue.

Dio risponde. Non avere dei dubbi. Il fatto è saperlo ascoltare, sentire la sua risposta.
Si, perché non è facile e Dio fa il "prezioso". Ma prezioso in senso buono: quando ci parla ci vuole lì per lui e basta. Egoista? Non credo.

Siamo noi che non capiamo, che abbiamo le orecchie assordate, ci manca il silenzio del cuore. So che sembra una delle solite frasi che si sentono dire, magari dai preti o da chi ne sa un po'.

Noi magari ci rivolgiamo a qualcuno e questo ci dice:" Crea il silenzio nel tuo cuore e sentirai la sua voce che ti parlerà, ti darà conforto, ti coccolerà."
Ma il fatto è che noi non ci crediamo e vorremmo che tutto avvenisse subito e senza troppa fatica. Però è proprio così!

Nella canzone fai tante domande, è come se tenti di riempire un vuoto. Ma lascia che il vuoto sia non solo vuoto ma anche aperto ad accogliere la parola di Dio.
Per pregare il Padre ci sono tanti modi: si possono dire le preghiere- noioso, forse- .Oppure si può pregare.

Sono tutti e due modi efficaci, credimi. Ma io quando sono sola preferisco pregare.
Ma quando preghi ricordati di ringraziare, esponi le tue difficoltà con la convinzione che Lui coi suoi tempi e nel suo modo ti aiuterà. Davvero!
Ma poi lascia spazio a Lui affinché ti ispiri , ti parli, ti coccoli, ti tenga fra le sue mani e ti protegga.

Perché vedi, pregare? Nessuno ne è capace.
Molte persone però non sono capaci neanche di fermarsi, lasciando da parte i pensieri, e di mettersi in ascolto.

Ma pensala così: la preghiera è come una telefonata.
Parte dal Signore: prende su la cornetta e digita il tuo numero.
Tu sei a casa, tranquillo sul divano che ti fai tutte le tue belle domandone e stai quasi così bene nei tuoi dubbi, perché magari non hai voglia di metterti in discussione, che si, senti il telefono, ma…chi ha voglia di alzarsi e rispondere?
Il problema è questo: Lui non molla. E il telefono continua a squillare e tu continui ad avere dubbi. Trovi qualche risposta ma, guarda un po', non ti convince molto. E il dubbio ti fa stare male.

Ora, ci sono vari modi per prendere una chiamata.
Puoi staccare il telefono…ma ripensandoci ne valeva la pena? E se dall'altra parte qualcuno aveva bisogno??

Puoi staccare la cornetta e riappenderla: un bel no agli scocciatori. Ma come ti senti dopo? E se poi chi aveva bisogno non richiama più? Cosa voleva dirti?
Puoi prendere su e dire qualche cosa di poco carino…non molto educato, ripensandoci…
Ma puoi anche prendere su, dire "ciao" e riattaccare. E già questo non è poco. Ma a questo punto subentra un altro problema: chi ha risposto al tuo saluto ha una voce così dolce, calda, che ti fa stare così bene

Arlotti


LE RISPOSTE DI TUTTI I GIORNI

Un bambino e un adulto lo stesso problema. Il bisogno di Dio. Il bambino ha 5 anni e vuole vedere Gesù, l'adulto invece è Ligabue e canta la sua disperazione. Sto parlando della canzone "Hai un momento Dio ". Ligabue ha la necessità di parlare con Lui, di essere ascoltato ma soprattutto ha quella di ricevere una risposta. Ecco il bambino che c'è in lui, ecco il bambino che c'è in tutti noi.

Cosa rispondergli, cosa risponderci? Beh, io proprio non ne ho idea la prima cosa che mi salta in mente è: " Non importa che ci risponda perché comunque lui ci sente". Pensando a questa richiesta espressa con una canzone me ne vengono in mente altre. Ricordo Kurt Cobain che sussurrava cantando " Jesus don't want me for a sunbeam " ( Gesù non mi vuole per un raggio di sole). Qui l'interpretazione è libera, quella a cui sono giunta io è che Gesù "non vuole" condividere con lui i raggi del suo sole lasciandolo così nell'oscurità e quindi mi sembra che anche Cobain si chiedesse il perché delle sue preghiere " Invane".

Questa canzoni non sono da vedere come accuse ma come disperazione di persone che pur avendo tutto sentono il forte bisogno di ricevere un segno, di essere aiutati nel loro cammino.

Tornando a Ligabue la frase " Ma tu sei lì per non rispondere" non è da interpretare erroneamente bensì da capire. Ligabue non vuole rimproverare Gesù, vuole farGli capire che sente che anche se non riceve risposta Dio lo ascolta. Anche se sembra una frase un po' assurda io voglio pensare queste canzoni come preghiere di persone che sembrano avere tutto ma che in realtà hanno bisogno di certezze proprio come tutti noi. Infatti riesco a immaginare Ligabue, o chiunque abbia scritto questa canzone, seduto davanti a un foglio bianco, solo in casa, con un problema. Il foglio piano piano è diventato una possibilità di sfogo dove lui potesse esternare le sue paure e perché no anche la sua rabbia.

Anch'io spesso scrivo le mie preghiere, così ho l'impressione che possano essere ascoltato da Lui in eterno. Però le mie preghiere le ascolta solo il mio diario. Nel dialogo tra il bambino e sua madre, il bimbo dice che le preghiere sono solo "bla bla bla" cose già scritte, la madre dice che anche lui può fare le sue preghiere. Ecco come nasce questa canzone.


Ma in fondo non riceviamo risposte ogni giorno??? Sto scrivendo questo "pensiero" nella mia classe, guardo fuori dalla finestra e sento anche adesso che lui c'è.
Ci deve essere, altrimenti come potrebbero esistere quelle splendide nuvole che abbracciano il sole, gli alberi che sembrano avere sempre qualcosa da dire??? Ogni mattina alzandomi ringrazio Dio per avere risposto alle mie preghiere regalandomi un nuovo giorno pieno di gioia e felicità.

Cris


ESISTE ?

Esiste, non esiste chi è in grado di dirlo con certezza?
Come Ligabue e il bambino si fanno delle domande anche molte altre persone se ne fanno, io sono una di quelle! Da bambina tempestavo di domande chi mi circondava e, addirittura, pregavo.

Ho pregato per un po' di tempo, per circa tre anni, ma ho smesso perché la cosa che avevo chiesto per tutto quel tempo non ritornava da me.
Ma allora mi chiedo, ancora oggi, come si fa ad avere fede in qualcuno che non si è mai visto, abbiamo la certezza della sua esistenza, ci ha mai dato un segno?
Perché devo essere credente e non avere nessuna prova?

Io non ci vado in chiesa e per di più non capisco il "confessarsi": se Dio esiste i peccati li conosce già e perché dirli ad un prete che magari da un interpretazione diversa di quella che darebbe Dio?

Sempre ponendo la condizione "Dio esiste": come fa ad esistere il male, la violenza e così tanta sofferenza nel mondo ?

La cosa che mi sciocca di più è quando una persona SUPER CREDENTE va in chiesa, e se appena esce vede una persona bisognosa non gli da nulla anzi gli da solo il suo sguardo disgustato! Questa è IPOCRISIA!

Credo che Dio non consideri quante volte sei andato in chiesa, che ti sei confessato, o i peccati gravi che hai commesso bensì guarda il complesso della tua vita, ma soprattutto il comportamento nell'affrontarla.

Io sono libera di non credere in Lui che sa che non cambierò idea finché non mi dimostrerà la sua esistenza.

Probabilmente ho queste idee perché sono cresciuta in una famiglia sì religiosa, ma non eccessivamente. Ho fatto molte litigate con mia madre per non fare la comunione né la cresima ; io mio figlio non l'obbligherò, sarà libero di credere in quello che vorrà e da grande deciderà che sacramenti fare!

Una cosa che mi diverte e vedere un bambino nella sua ingenuità chiedere ai genitori "Chi è Dio?" e loro in difficoltà arrampicarsi sugli specchi, perché non dire semplicemente "Non lo so", in fin dei conti nessuno lo sa.

La chiesa: come non criticarla ?
È ricchissima ! perché non dare qualcosa a chi ne ha veramente bisogno, c'è tanta gente che muore di fame, di sete ,è la chiesa che deve dare il buon esempio ,che iniziasse allora!!!
Io non ho preso una decisione, questi sono solo dubbi e domande, sono pronta a tornare indietro: solo gli stupidi non tornano sui propri passi!

Francesca Di Sante


Hai un momento Dio?

Mi sono sempre trovato nella situazione del "bambino" che non sa e vuole vedere o sentire qualcosa che riguardi Gesù ma non ho mai fatto una richiesta esplicita a qualcuno e penso che se qualcuno me la facesse non potrei dargli risposta o probabilmente direi di ricorrere alla preghiera per avere qualche delucidazione o almeno un segnale. Ho sempre lasciato perdere qualsiasi domanda che mi sia venuta riguardo Dio e non credo che egli possa o debba dare risposta a domande come "i perché" o "i come". Una persona con la fede dovrebbe sapere che Gesù non da risposte come quelle che si potrebbero avere da una normale persona, ma le da in modi che talvolta non si riescono a percepire. Ognuno di noi credo che si debba porre le proprie domande e, se è fedele, capirà il modo in cui Dio risponde o, altrimenti, finirà con il lamentarsi di non aver ricevuto risposta. Credo che da ciò si capisca molto il fatto di credere o meno. Personalmente non pongo moltissime domande a Dio ma ci sono state situazioni nelle quali mi sono accorto seriamente della sua presenza e ho capito che mi aveva dato un segnale.

Filippo Forni


Hai un momento Dio?

Sì, Gesù non risponde o almeno non risponde con le parole, ma con i fatti. Così almeno la penso io. Io credo di sentire il suo aiuto. Spesso mi è capitato di essere in difficoltà, ma poi ne sono venuto fuori e non per merito mio. Però è anche vero che delle volte non ce l'ho fatta: ero in difficoltà e non sono riuscito ad uscirne.
Quindi mi è capitato di chiedermi se Dio c'è, se esiste. Per esempio quando vedo per tv tutte le cose che succedono nel mondo: le guerre, la gente che muore di fame spesso mi chiedo se c'è. E se c'è perché guarda e basta? Ma non sono mai riuscito a rispondermi. Però io ci credo: perché ne ho bisogno e secondo me questo mio bisogno può essere un segno del fatto che lui esista. A volte mi immagino come sarebbe il mondo se non ci fosse alcuna religione: ci sarebbe solo questa vita, nessuna speranza, si vivrebbe in un modo molto diverso: tutti più opportunisti, ognuno penserebbe per se stesse, per vivere al meglio questa unica vita.
E' per questo secondo me che Dio esiste perché se no non avrebbe senso questa vita.
Ecco, un'altra domanda che mi faccio spesso è perché esistiamo? Cosa saremmo se non fossimo uomini? Cosa siamo prima di nascere? A queste domande non riesco neanche ad immaginare una risposta e questo mi spaventa molto anche perché, per quello che ne so, neanche il Cristianesimo dice cosa siamo prima di nascere.
Però pensare a queste cose mi fa capire quanto è bella e unica questa vita.

Francesco Martinelli


Già, perché? Perché Dio?

Perché io sono qua e Dio è cosi lontano e non rispondi mai?
Ho un sacco di domande e so che tu hai la risposta, ma non me la darai mai fino a quando io non sarò al tuo fianco e capirò tutto da me.
Ma perché non puoi dirmi tutto ora?
Che differenza c'è tra ora o fra qualche anno?
Forse perché ora sono sulla terra ed invece quando lo scoprirò sarò da tutt'altra parte?
Beh….dopo tutte queste domande io penso che il Signore sia li per non rispondere! Anche perché se rispondesse e ci facesse capire tutto ora e quindi esaudirebbe il nostro desiderio di sapere e di conoscere tutto ciò che ci è sconosciuto, noi non avremmo più interesse per lui. Se non mi sbaglio direi che tutte le volte che si avvera un desiderio, noi dopo aver gioito per esso, cene dimentichiamo e a volte capita perfino che non ci ricordiamo neanche di averlo desiderato. Io il desiderio lo considero come una voglia momentanea di qualcosa che dopo averlo soddisfatto si è sempre proni a desiderare qualcosa d'altro.
Per questo motivo io penso che sia giusto che il Signore non dia risposte. Per esempio se uno chiede a Dio se esiste il Paradiso e l'Inferno e Dio risponde che per la sua immensa bontà ha deciso di creare soltanto il Paradiso, il richiedente è soddisfatto e essendogli piaciuta la risposta, ed essendo cosi sicuro di finire in Paradiso non si cura più del suo comportamento e non cerca più di piacere a Dio, anzi potrebbe allontanarsi.

Facendo un paragone molto terra a terra è come il padrone e il suo gatto. Quando il gatto ha fame si precipita dal padrone e inizia a chiedere il cibo miagolando; se il padrone non gli risponde e non esaudisce il suo desiderio il gatto gli starà sempre tra le gambe fino a che il padrone non si decide a dargli da mangiare. Ammettendo invece che il padrone appena il gatto dà qualche segno di aver fame subito gli serve il cibo, esaudendo la sua richiesta, il gatto appena ha finito e si è gustato ciò che il padrone gli ha dato se ne va via e non torna fino a quando non gli sarà tornata di nuovo fame. Secondo me avviene lo stesso con gli uomini e Dio. Se Dio fosse quel padrone che alla prima domanda rispondesse, l'altra persona, sazia della risposta, se ne andrebbe tutta felice e contenta, tornando solo a considerare e a parlare con Dio quando si trova davanti un'altra domanda. Io condivido pienamente il comportamento di Dio, anche se per noi umani è difficile da sopportare, però così tutte le persone qui sulla terra continuano a seguirlo senza mai fermarsi con la speranza di venire a sapere in un futuro i grandi misteri che lui ora ci nasconde.

Per esperienza personale ritengo che alla fine Dio non stia completamente muto e passivo davanti alle nostre richieste, ma ci dia delle risposte, forse nel modo in cui noi non ce l'aspettiamo.

Federica Nicoli


Fatti non parole

Se devo essere sincero mi trovo in grande difficoltà ad affrontare questo testo; non mi trovo sono infatti mai posto domande a differenza della canzone e del dialogo tra madre e figlio presentateci dal professore. Mi schiero comunque con coloro che pensano che se Gesù risponde lo fa con i fatti e non con le parole.
A questo punto l'errore più grande che si potrebbe commettere sarebbe quello d'aspettarsi sempre una risposta e nel caso non arrivasse , accusare Gesù di menefreghismo o d'indifferenza. Non è sempre possibile avere una risposta…
Per esperienza personale posso dire che ci sono molte persone che quando si trovano in difficoltà ricorrono sempre al dialogo con il signore senza mai cercare prima d'affrontare la situazione personalmente o rivolgendosi ad amici o parenti; questo non lo ritengo giusto: l'appello al signore dev'essere l'ultimo tentativo!

Matteo Savioli


Domande senza risposta; domande precise, ma pesanti di significato e di sollecitudine. Ci si aspetta una risposta per tutto, si vuole ottenere una risposta per ogni cosa incerta.
Ti dà sicurezza, ti rassicura la certezza. Ma non per tutto è possibile sapere il perché.
Perché, perché…domanda tremendamente ricorrente, ma forse fin troppo scontata.
Vaghiamo tra tanti dubbi, come stare tra pesanti nuvole grigie che ti allontanano dalla vera verità. Ci si cerca di balcamenare tra la loro nullità, quasi come ti stesse soffocando.
Risposte, con risposte sarebbe più facile scrollarsi di dosso troppi problemi. Ma per Dio non ci sono risposte, o almeno quelle sicure. Si vaga con la fantasia, si prova ad immaginare il suo aspetto, i suoi colori o magari le cose o l'ambiente che lo circondano. Si possono guardare quadri, raffigurazioni, ma sono immagini di alcuni uomini; è solo il loro modo di vedere Dio.
E' difficile credere in qualche cosa che non si vede, in un qualcosa di forse apparentemente immaginario, surreale. Ma forse bisognerebbe fermarsi a riflettere proprio su questo, sul fatto che Dio voglia rimanere "in incognito". Chi crede in lui, chi si affida alla sua parola, non ha bisogno di conferme, di segni certi, concreti. Sente che c'è, che Dio sta lì e che lo sta ascoltando. "E' un Dio dalle mille orecchie", per rendersi disponibile all'ascolto di più persone possibili.
Chi è dubbioso, o chi non crede, è proprio colui che vuole segni certi. Basti pensare a quando furono i "miracoli" del sangue sui volti delle statue sacre o cose simili, e che in seguito fu accertata la loro falsità; E pensando a tutte quelle moltitudini di persone che accorsero al luogo per ammirare il presunto miracolo, bé la cosa mi fa piuttosto sorridere.
Personalmente non credo che Dio si voglia rivelare in queste "sciocchezze". Penso che se dovesse decidere di compiere un miracolo, non lo farebbe pubblicamente, ma con una certa misteriosità.

Simo


Un Cavaliere in incognito.

Domande senza risposta, domande precise, ma pesanti di significato e di sollecitudine.
Ci si aspetta una risposta per tutto, si vuole ottenere una risposta per ogni cosa incerta.
Ti dà sicurezza, ti rassicura la certezza.
Ma non per tutto è possibile sapere il perché.


Perchè, perchè… domanda tremendamete ricorrente, ma forse fin troppo scontata.
Si vaga fra tanti dubbi, come fossero nuvole grigie che ti offuscano la reale verità.
Si cerca di barcamenarsi tra la loro nullità, quasi ti stessero soffocando.
Ci si sente catapultati da una parte all'altra come "insegna " senza una meta.

Risposte, con risposte sarebbe più facile togliersi di dosso tutti i problemi.
Ma per Dio non ci sono risposte, o almeno quelle sicure.
Si vaga con la fantasia, si prova ad immaginare il suo aspetto, i suoi colori o magari il
paesaggio che lo circonda.
Si guardano dei quadri, delle raffigurazioni, ma sono solo fantasie di alcuni uomini,
è solo il loro modo di vedere Dio.

E' difficile credere in qualcosa che non si vede, in un qualcosa di apparentemente
immaginario, invisibile.
Ma forse bisogna fermarsi e riflettere proprio su questo, sul fatto che Dio vuole rimanere
"in incognito".

Chi crede in lui, chi crede nella sua parola, non ha bisogno di conferme, di segni concreti,
che si possono toccare.
Sente che c'è, che è lì e che lo sta ascoltando.
E' come un Dio dalle mille orecchie per rendersi disponibile all'ascolto di quante più
persone possibili.

Chi è dubbioso, o chi non crede, sì che vuole segni certi.
Basti pensare a quando furono annunciati i "miracoli" del sangue sulle statue o cose simili e che in seguito fu accertata la loro falsità.
Ricordando tutte quelle persone che si sono riunite intorno agli "oggetti miracolati", credendo di aver assistito ad un segno di Dio, sinceramente la cosa mi fa un po' sorridere.
Personalmente non credo che Dio si possa rivelare in queste "sciocchezze", sì penso che si possano definire così.
E se dovesse decidere di compiere un miracolo, non lo farebbe pubblicamente, ma sotto una certa misteriosità.

Anche nella Bibbia, quando guariva delle persone, si raccomandava spesso di stare in silenzio e di non rivelare a nessuno ciò che era avvenuto.
Dio non ha bisogno di effetti di egocentrismo o di magnificenza.
Penso che Dio si possa definire come un "cavaliere invisibile" che "opera in incognito" e senza "troppo scoprirsi".

Bisogna cercare di asoltare la sua volontà e, a mio parere, se ci si isola per un attimo dalle cose superficiali e da questo mondo caotico, si riescono a sentire le sue parole.


Simona Stagni


Non viene l'angelo

Sia il bambino che Ligabue sono alla ricerca di Dio.
Lo cercano però in modi diversi secondo me: Il bambino lo cerca nella sua praticità (lo vuole vedere e sentire) per trovare una conferma della Sua esistenza, per essere sicuro che non sia una storia come un'altra che gli raccontano.

L'uomo invece sembra essere convinto dell'esistenza di Dio, tuttavia si sente abbandonato non ricevendo risposta ai suoi perché. E' frustrato da questa ricerca, dal bisogno, dal bisogno di sapere ("quanto mi costa una risposta da te", "lo so che fila c'è / ma tu hai un momento per me?"). Mi dà la sensazione di non poter quasi più vivere tanto è assillato dalle sue domande e di essere profondamente arrabbiato con Dio. Secondo me si sente poco importante. Vuole che Dio stia attento a quello che gli succede, che gli si manifesti chiaramente per mettere meglio a fuoco ciò in cui crede e capire se veramente vale la pena di credere.

Ho appena letto quello che ha scritto Elena. Mi trovo pienamente d'accordo con lei. Forse l'uomo è talmente preso dalle sue domande che appunto per questo non riesce a trovare le risposte. Secondo me Dio ci risponde quando gli chiediamo qualcosa. Lui sa ciò di cui noi abbiamo bisogno. Però penso anche che siamo noi a dover prestare attenzione a ciò che ci succede perché le risposte non viene l'angelo a portarcele. Dobbiamo cercarle nella nostra quotidianità. Dio secondo me è in tutto quello che ci capita. E' nel nostro compagno di banco, nell'amico che ci chiede aiuto. Non vi è mai capitato di aiutare qualcuno e contemporaneamente aiutare voi stessi?! Secondo me è una delle sensazioni più belle che si possano provare. Il sentirsi utile è secondo me una delle cose che più manca all'uomo della canzone. Si sente solo e inutile anche nei confronti di Dio. A lui vorrei dire: ti sarà capitato qualcosa di bello, concentrati anche su quello e troverai le tue risposte, guardati attorno, non arrabbiarti sempre.

Truzzi Eleonora


LIGABUE

Il cantante Ligabue nella canzone "hai un momento Dio?" mette in luce gli aspetti principali della comunicazione con Dio che viene concepita come una "conversazione" che non riceve riposta anche se sollecitata più volte.
In un secondo momento il cantante giunge alla conclusione che Dio non risponde e dubita della sua esistenza.
Secondo me Ligabue ha una concezione troppo realistica della fede religiosa perché immagina Dio come un'entità materiale e quindi pretende di comunicare con essa e di ricevere risposte materiali trascurando il fatto che, essendo la fede religiosa trascendente, e, essendo Dio un'entità spirituale , non si può aspettarsi risposte immediate e reali come se si conversasse con altri uomini: infatti, secondo me la "conversazione" con Dio è una "conversazione" spirituale in quanto egli anche se, come dice Ligabue, non ci risponde, comunque ci pensa sempre e prova un amore infinito per noi.

Vannini


 

 

Terza A

Risposta al bambino.

In risposta alla domanda di quel bambino:" Voglio vedere Gesù..." " Chi non vorrebbe vedere Gesù dolcissimo bambimo!Ma fino a quel momento non ci rimane che gustare la Sua dolce presenza nel nostro cuore.Cerca Gesù nella preghiera,anche nella più semplice,cercaLo in ogni momento della tua giornata.Ed è verò,lo so,che a volte nelle preghiere già fatte si rischia di cadere nella ripetizione a macchinetta;proprio per questo allora,nelle tue preghiere, apriGli il tuo cuore,di tutto quello che vorresti dirGli,e se non trovi le parole urlaGli semplicemente quanto Gli vuoi bene!E se in questo momento il tuo più grande desiderio è questo,chiediGlielo in modo instancabile ricordanti però che Lui solo sa cosa è giusto per noi e che a volte quindi non sempre i nostri desideri corrispondono ai Suoi.

Chiara


LE RISPOSTE DI TUTTI I GIORNI

ca questa vita.

Francesco Martinelli


 

Sia nel testo della canzone che nel discorso del bambino sembra che si diffidi della realtà di dio e gesù.infatti tutte le persone sono state illuse sull'esistenza di una presenza che dovrebbe aiutare ascoltare e soccorrere tutti indistintamente.
forse si crede in un dio per scappare dalla vita reale, per rispondere a domande complicate, per seguire l'esempio e l'insegnamento di altri, ma se ci si pensa bene tutti si dovrebbero chiedere: esiste davvero o è immaginario come gli dei dell'antica grecia?
bè secondo un ragionamento logico se noi diciamo che giove e tutti gli altri dei erano dei miti e delle finzioni allora anche il dio in cui crediamo sia noi sia le altre religioni è fasullo, immaginario e inconsistente in tutti i sensi.
quindi nè ligabue nè il bambino riusciranno mai a comunicare con lui, a ricevere una sua risposta; sono stati presi in giro come dei bambini a cui si dice che è cicogna che porta nelle famiglie i neonati.
inoltre per l'uomo è molto difficile credere in qualcosa se non ci sono delle prove concrete e ligabue con quelle domande dà un senso di difficoltà, di crisi, di ricerca di conforto che però non arriva.
in quelle domande c'è una sensazione di speranza ma non di certezza che dio esista davvero perchè se fosse così non sarebbe così ansioso di ricevere un segnale della sua presenza.l'uomo dovrebbe quindi affrontare la realtà senza questa vana illusione, senza attendere un aiuto che mai arriverà, ma se vuole afidarsi ad un dio almeno deve essere cosciente che è tutto un sogno, un'immaginazione.
infatti tutte le nostre azioni sia buone che non, non dobbiamo attribuirle a nessun altro che a noi stessi; invece in dio è meglio vedere, come fa ligabue, un confidente a cui si sente il bisogno di parlare.infatti ligabue non vuole chiedere grazie per un suo concerto andato bene o per altro ma vorrebbe solo essere ascoltato, rassicurato e aiutato come tante volte capita a ciascuno di noi.

Elisa


Ligabue è un uomo con troppe pretese ed è irriverente nei confronti di Dio perchè nessuno comunque può prendere il posto del Padre.comunque credo che questo cantante in fin dei conti sia veramente un uomo come tale perchè aspira anche a qualcosa che è più grande di lui e crede prendendo il suo posto di avere vita facile perchè non deve rispondere alle richieste altrui.
a parere mioDio esaudisce le richieste solo a chi lo sa ascoltare e ne ha veramente bisogno, non a chi come ligabue ha bisogno di risposte che probabilmente una volta avute non lo sfioreranno minimamente e riprenderà il corso normale della vita.
poi nei confronti di Dio che è divino non può parlare di pregare per una risposta o dire che indossa semplicemente un gilè, perchè anche se non indossasse niente quello che conta è Dio come essere in grado di aiutare e dare fiducia.
come ho detto prima l'uomo anela ad essere Dio e probabilmente quello che c'è di sbagliato sta nella specie umana anche se dichiarata umile nei confronti di Dio.anch'io che però sono un uomo non riesco a criticare fino in fondo un mio simile, infatti mi chiedo ogni tanto se Dio è veramente interessato a tutti noi e, se così fosse, come mai nn dà segni di sè.
questa questione però non potrà mai chiarirsi finchè parliamo tra di noi e bisognerebbe avere un segnale al di fuori di questa comunità umana per capire efffettivamente se avere fede (che non è una cosa facile) vola veramente la pena;poichè come appartenente al genere umano io mi fido molto di più ad esempio della scienza che della fede in Dio.

Alessandro Zama