Home   Studenti   Cristianesimo   Estetica   Religioni  Link
  Piazza   Genitori     Fede e ragione     Etica  

  Materiali

   Guestbook
  Contatto   Blog     Persona-Società     Pensieri     Libri    Svaghi
 

Pensieri

 
· Il Crocifisso pubblico
· Un PACS indietro
· Il Liber Paradisus
· L'amicizia spirituale
· Il Liber Paradisus
· Immagina un Paradiso
· Elogio follia di Erasmo
· Pico della Mirandola
· Miracolo come segno
· Il silenzio di Dio
· La gioia del credente
· Saluto introduttivo
· Pasqua e pensiero
· Follia del nichilismo
 
   
   
     

Un PACS indietro!
di Massimo Zambelli

 

Gay PacsChi convive sceglie deliberatamente di non avere a che fare con lo Stato, vede il matrimonio come un fatto burocratico che intacca il sentimento e la relazione amorosa della coppia. Sentimenti contro burocrazia. Ora invece si vuole andare a ficcare il naso in quella scelta privatistica per trattare i conviventi come se fossero sposati. SONO LORO che non vogliono avere a che fare con Stato, società, dimensione pubblica dell’amore. Eppure lo Stato Mammone vuole ugualmente (e poco laicamente) intromettersi e offrire lo scimmiottamento del matrimonio con un contratto puramente burocratico (cosa evitata come sabbia negli occhi dai conviventi).

Sono discriminate le coppie che convivono rispetto a quelle regolarmente sposate (con matrimonio civile o religioso)? Provate ad andare a iscrivere il figlio all’asilo nido (come rileva bene il film di D'Alatri Casomai con Fabio Volo e Stefania Rocca) e vedrete che chi convive, figurando come “mamma single”, passerà davanti alla coppia sposata. Oppure guardate alle tasse che lo Stato Mammone chiede a chi è sposato e a chi convive, il cui nucleo domestico non avrà i redditi sommati e potrà rientrare in parametri meno onerosi. Andrebbero regolamentati, sì, per evitare ingiustizie, ma nei confronti di chi si impegna con il matrimonio. Non si può obbligare le persone a sposarsi, tuttavia un’ingiustizia resta, e a discapito di chi si sposa.

Franco Zeffirelli, su “La Stampa” di martedì 13 settembre 2005, si dichiara a favore dei PACS e cita il caso della nipote: “Guardate, non è una questione sessuale. Sennò si riduce il problema. Io stesso ho una nipote carissima che ha convissuto per anni con un compagno. Per anni. Non si è mai preoccupata di regolarla la relazione col matrimonio. E una mattina lui se n’è andato, e lei si è ritrovata sul lastrico. Assurdo”. A me sembra assurda questa pretesa. Lei “non si è mai preoccupata” di garantirsi una condizione di giustizia mediante il matrimonio, fatto apposta per questo, e ora lo zio si lamenta che i prevedibili guai che capitano nella vita gli si sono fiondati contro? Sarebbe come se uno lavora senza versare mai i contributi e all’età della pensione si meraviglia che non gli spetta niente. Vogliamo dire ai giovani che il lavoro nero sembra vantaggioso ma in realtà crea ingiustizia? E vogliamo dire ai nostri ragazzi i rischi della convivenza e il vantaggio di fare scelte che impegnano la libertà e investono il proprio tempo-vita? Con la scusa che non si può più parlare di matrimonio perché altrimenti si va ad intaccare l’invisitabile mondo interiore, si lasciano i nostri giovani in balia di scelte apparentemente più accattivanti ma alla prova dei fatti più rischiose.

Nella proposta di Grillini sui PACS ci sono due questioni mescolate. Ci sono i PACS veri e propri che scimmiottano il matrimonio dando i vantaggi del matrimonio (compresa, in caso di decesso, la reversibilità dello stipendio se si hanno dai 5 ai 15 anni di contributi lavorativi o della pensione) e conservando i vantaggi della convivenza, ossia una facilità di scioglimento che fa sorridere perfino della proposta di “divorzio lampo” naufragata nel parlamento. Stiamo costruendo una società dell’usa e getta. Il consumismo dilaga dalle cose alle persone. Cose già viste durante il recente referendum con il totale menefreghismo con cui si voleva trattare il concepito per i vantaggi dei forti già nati. Non si discute la serietà e verità dei bisogni degli adulti, ma eravamo rimasti a una civiltà che per soddisfare i legittimi bisogni (di salute, di felicità, di curiosità del sapere) non chiedeva il conto a un altro essere umano. Una civiltà in cui ognuno é un fine. O adesso è meglio dire era?

Dicevo che nella proposta di legge Grillini ci sono i contratti PACS da sottoscrivere appositamente, e una regolamentazione delle unioni di fatto che non hanno bisogno di firma. In entrambi i casi, i vantaggi offerti sono reclamabili sia dalle coppie etero che omosessuali. Zeffirelli nell’intervista riportata dice che sarebbero regolamentazioni necessarie perché conosce “casi pietosissimi” di “persone che non hanno relazioni di natura sessuale, ma magari hanno ristrutturato una casa in campagna, poi ci hanno vissuto dentro, hanno piccole proprietà. Convivenze caste, amicizie purissime. E se uno dei due s’ammala, l’altro non ha diritto a essere informato delle sue condizioni. E quando muore uno dei due, tutto va perduto”. Ma come tutto va perduto? Non esiste più il testamento? E se sono amicizie così “purissime” come si fa ad immaginare che ci sia nei confronti della famiglia di origine del malato una spaccatura tale da impedire di essere informato sulle condizioni di salute dell’amico? Immaginate cosa vuol dire dare il PACS agli amici. Se uno non è sposato e sta per morire fa un PACS con un amico e così questi si trova la reversibilità, oltre al suo stipendio. Ci vorrà poco per mandare in tilt le casse dello Stato. E i religiosi di un convento (o i sacerdoti di una parrocchia), diamo anche a loro il PACS e la reversibilità pensionistica o stipendiale alla morte di un frate, di un sacerdote o di una suora?

Il PACS è un insulto per il matrimonio. E’ un suo surrogato e uno scimmiottamento diseducativo. Perché sposarsi se si hanno gli stessi risultati con il PACS? Stessi premi e tutele, con il vantaggio di poterlo sciogliere immediatamente se la rottura è consensuale, o dopo tre soli mesi se è unilaterale. Il PACS risponde all’ideologia “sessantottina” del “sei politico”. Promuoviamo tutti, diamo a tutti la sufficienza anche se non hanno fatto un tubo. Grande educazione alla responsabilità! Così nel PACS diamo a tutti gli stessi diritti anche se non c’è una scelta di vita equivalente. Chi convive come scelta di vita può obiettare che la sua è una scelta di vita altrettanto dignitosa di chi si sposa. Non è questo il punto. Se la sua scelta di vita non vuole avere a che fare con lo Stato, sia coerente fino in fondo. Non è che lo Stato è brutto e cattivo a giorni alterni. Chi fa una scelta privatistica dovrebbe avere una bella faccia tosta per pretendere, quando fa comodo, effetti e diritti pubblici prima liberamente rifiutati.

In realtà non sono tanto le coppie etero a chiedere il PACS. Perché sono proprio loro ad evitare l’intromissione della dimensione pubblica nella scelta affettiva, considerata privatisticamente. Sono i politici che vogliono flirtare con il bacino di voti del popolo gay ad accettare di scardinare il matrimonio per qualche voto in più. Si abbia il coraggio di dire che l’omosessualità ha la stessa valenza dell’eterosessualità e si chieda un apposito “pseudomatrimonio” ad hoc per l’omosessuale. Possibilmente senza adozione di figli. E poi come in ogni democrazia si conteranno i voti. Ma è veramente penoso che non si pensi alle conseguenze deleterie per il matrimonio, già tanto provato, di un PACS che diluisce i doveri e amplifica i diritti, che deresponsabilizza i giovani offrendo vie di facile guadagno e di scarso impegno, solo per accontentare l’aggressiva lobby gay. Fingiamo che il PACS sia una cosa richiesta dal popolo dei conviventi per dare in realtà agli omosessuali una sistemazione giuridica e di legittimazione sociale della loro discutibilissima inclinazione.

Detto altrimenti. Se proprio dovessi scegliere, troverei meno dannosa per l’insieme della società una regolarizzazione ad hoc per gli omosessuali, invece che la trappola di svilire con il PACS il matrimonio, per raggiungere l’obiettivo di riconoscere le coppie gay. Chi tra gli eterosessuali vuole uscire dal limbo della concezione privatistica dell’amore ha già uno strumento che è il matrimonio, per di più diversificato a seconda delle opzioni ideali e di fede. Indubbiamente una regolarizzazione (senza adozione) ad hoc delle coppie omosessuali aiuterebbe a stabilizzare un rapporto che, si legge nella casistica, sembra essere troppo teso alla promiscuità. Per fare questo dovrebbe però essere un “patto” ben più serio di quello proposto da Grillini, dove basta una stanchezza e un capriccio per dire ciao, ricomincio da un'altra parte con un altro partner.

Penso che l’omosessualità sia una tendenza che contraddice il fine della sessualità. L’uomo è sessuato non per un accidente ininfluente. La complementarietà dei sessi è alla base della relazione famigliare in cui l’unione dei corpi è teleologicamente (finalisticamente) armonizzata, in cui fedeltà e indissolubilità costituiscono la forma della reciproca donazione, e in cui la fecondità è apertura al futuro e partecipazione alla corresponsabilità creatrice. L’omosessualità contraddice molti di questi elementi, essenziali per un rapporto compiuto. Ma di fatto ci sono di queste coppie. Ripeto, meglio, se possibile, coppie stabili e responsabili che eroticamente edoniste e fragilmente promiscue. Se una società - che non sa più apprezzare la differenza sessuale, o che si fa prendere da una eccessiva prospettiva agnostica, o che semplicemente crede di diminuire un’ingiustizia nei confronti di alcuni suoi appartenenti - vuole regolare questo tipo di relazione, io preferirei una forma leggera, che dia una qualche garanzia a chi è più debole, e questo si può fare dando maggiore libertà di azione nei singoli settori patrimoniali e di successione. E’ un po’ quello che fa la seconda parte della legge Grillini, anche se tesa troppo a “legittimare” le unioni di fatto equiparandole al matrimonio. Se questo, per la maggioranza dei cittadini (siamo in una democrazia) non bastasse e si volesse dare agli omosessuali un maggior riconoscimento, allora tra le due scelte, PACS rivolto a tutti, o soluzione ad hoc per gli omosessuali, preferisco di gran lunga la seconda, perché il PACS sfascia l’idea di matrimonio essendone un surrogato in versione light.

Chi pensa con il Grillini-PACS di risolvere le situazioni di coppie in cui uno dei due o entrambi sono ancora sposati con altra persona, sbaglia. A queste situazioni è consentito solo di continuare ad essere una coppia di fatto. Per fortuna. Perché assimilarle del tutto al matrimonio mediante “matrimonio light” (light nei doveri), avrebbe creato un’ingiustizia verso il legittimo e perdurante coniuge. Lo Stato Mammone per una smania di individualismo desiderante, avrebbe offerto la sua tutela alla nuova coppia di fatto dimenticando che doveva tutelare il precedente patto matrimoniale. Senza quindi fare ingiustizia nei confronti di coniugi ancora legittimi, si può pensare di agevolare l’attivazione di qualche forma di tutela per la coppia di fatto che è in condizione non di “non volere” (scelta privatistica che chiede coerenza) ma di “non potere” risposarsi (ad es. per matrimoni precedenti). In primis per tutelare i figli che vivono nella famiglia di fatto. Leggo che alcune di queste tutele sono già disponibili senza dover costituire un'apposita legge per le coppie di fatto, che sa tanto di ideologia distruttiva per la famiglia fondata sul matrimonio, il quale trova riconoscimento esplicito nella Costituzione (ma quanto si cita la Costituzione in altri ambiti... e qui si dimentica).

In conclusione, la proposta PACS, come matrimonio light, è da evitare. Meglio un PACS indietro. Già oggi chi si sposa si sente un po’ fesso, forse vogliamo dargliene la certezza?

Massimo Zambelli